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Di Mediazione
hanno parlato pedagogisti e psicologi, filosofi e psicoanalisti che hanno fatto
più o meno esplicito riferimento alla presenza di un intermediario nella
relazione pedagogica. Ma in Feuerstein questo concetto si arricchisce di una nuova
dimensione. Oggi definiamo l'apprendimento come una modificazione del comportamento
all'interno della quale vengono rivalutate la funzione attiva del soggetto che
apprende e l'importanza delle rappresentazioni mentali che si strutturano in modelli
medianti tra gli stimoli e le risposte. All'interno di questa dinamica la ricerca
educativa - da Vygotskij a Piaget, da Bruner a Bateson, a La Garanderie - ha approfondito
l'analisi delle variabili che arricchiscono lo schema S O R, individuando di volta
in volta soggetti, oggetti o strutture di mediazione che organizzano sia lo stimolo
sia le risposte e facilitano quindi la conquista di abilità elaborative
nel soggetto che apprende. Al centro della Mediazione nei termini in cui
ci viene proposta da Feuerstein è la relazione tra un sapere e colui che
apprende. Se l'etimologia si suggerisce che "mediatore è colui che
sta in mezzo, che si interpone, che funge da intermediario tra...", il mediatore
secondo Feuerstein è colui che sta in mezzo tra un sapere e colui che impara.
Presente, ma in secondo piano, la componente relazionale e sociale; perfettamente
a fuoco e ben profilato l'aspetto cognitivo. In questo senso dunque la mediazione
non è una negoziazione, né una relazione d'aiuto e nemmeno una semplice
trasmissione di saperi. La Mediazione è per Feuerstein innanzitutto un
bisogno profondo dell'animo umano che rivendica il diritto di essere iscritto
in una continuità non soltanto in forza e per virtù di un patrimonio
cromosomico, ma anche a livello della sua esistenza psicologica, spirituale e
dei valori di cui si riconosce portatore; è una qualità dell'interazione
assicurata dall'intenzione e dal bisogno di ogni uomo, gruppo o cultura, di perpetuarsi
nelle generazioni future. Il Mediatore agisce in modo che tutte le informazioni
divengano conoscenze: ciò significa che offre ai discenti la possibilità
di imparare a interpretare, organizzare e strutturare le informazioni ricevute
dall'ambiente e, di conseguenza, di rendersi autonomi nell'apprendimento e di
adattarsi con flessibilità a tutte le situazioni nuove. La Mediazione
è qualità della comunicazione, sia all'interno di un sistema gerarchicamente
costituito, sia nelle relazioni tra pari. Una comunicazione mediata permette a
tutti gli elementi di un sistema di stabilire relazioni non soltanto funzionali,
ma soprattutto strutturali. Di conseguenza gli individui diventano capaci di ristrutturare
permanentemente le condizioni variabili della loro attività, adeguandole
alle trasformazioni dell'insieme. La Pedagogia della Mediazione diventa dunque
pedagogia del processo di comunicazione, che si fa più ricco e intenzionale.
Per educare o trasmettere nozioni bisogna prima di tutto comunicare. Stabilito
un ciclo di comunicazione positiva (un ciclo-sì per usare la terminologia
di Pnina Klein), si attiva il canale attraverso cui passa l'interazione personale:
diventa così più facile costruire, grazie a un'interazione positiva,
valori, contenuti, nozioni, abilità, regole e rappresentazioni. In
una scuola ad esempio le relazioni verticali che si stabiliscono tra insegnanti
e allievi, tra direttore e insegnanti, tra direttore e allievi, o orizzontali
all'interno delle diverse componenti, possono essere fortemente influenzate dalla
Pedagogia della Mediazione, come da una nuova modalità di interazione.
La comunicazione che così si stabilisce si rivela altamente funzionale
al conseguimento degli obiettivi che il sistema stesso si pone e permette una
ristrutturazione coordinata e coerente dell'insieme del sistema. Allo stesso
modo all'interno di un'azienda gli obiettivi definiti per migliorare la produzione
mettono in gioco l'insieme delle relazioni tra gli individui, oltre che l'integrazione
di nuovi processi di fabbricazione o di una nuova organizzazione. L'integrazione
dei nuovi mezzi, la loro perpetuazione e l'evoluzione in tempo reale richiedono
una formazione adeguata per l'implementazione, supportata da una comunicazione
che la potenzi nel tempo. In sintesi la Mediazione offre i mezzi necessari
a sviluppare:
-
l'analisi delle relazioni all'interno di un sistema determinato dall'individuo;
- l'analisi
dei prerequisiti funzionali che permettono l'assimilazione di informazioni;
-
i criteri di mediazione, ovvero quei comportamenti che favoriscono le interazioni,
sviluppando la capacità di apprendimento e la dinamica della comunicazione;
-
l'analisi degli strumenti utili per insegnare, imparare o comunicare;
-
la capacità di creare i propri supporti di assimilazione o di comunicazione.
Uno
strumento per valutare All'interno della corrente mediativa, Reuven
Feuerstein si distingue per il fatto di avere messo a punto uno strumento capace
di determinare la capacità di apprendimento di un individuo, il suo livello
di modificabilità e i suoi bisogni di mediazione. Questo strumento si chiama
Learning Potential Assessment Device (Batteria per la Valutazione del Potenziale
di Apprendimento). L'LPAD ha la finalità di evidenziare le abilità
cognitive di un soggetto attraverso una serie di mediazioni che mettono in luce
le sue capacità di apprendimento e di adattamento. Nel
corso dell'applicazione il mediatore mette in atto una serie di interazioni mediate
con l'obiettivo di: -
individuare i contenuti e le modalità con cui un individuo presenta le
sue performance dominanti e valutare la sua capacità di trasferirle verso
altri contenuti e modalità;
-
evidenziare le operazioni mentali e le funzioni cognitive poco mobilitate dal
soggetto e valutare attraverso diverse mediazioni la sua capacità di potenziarle,
determinando il tempo necessario alla loro rimobilitazione e le modalità
pedagogiche che consentono un'efficacia maggiore;
-
· conoscere i livelli successivi di complessità, di astrazione e
di efficacia a cui il soggetto dovrà accedere tenuto conto del suo funzionamento
attuale
La
Batteria consiste in una serie di prove che offrono la possibilità di:
- manipolare
il contenuto, la modalità, le operazioni cognitive, le funzioni cognitive,
i livelli di complessità, di astrazione e di efficacia come variabili;
- mettere
in evidenza le abilità spontaneamente messe in atto e quelle sviluppate
attraverso la mediazione del mediatore.
L'LPAD può essere somministrato in gruppo o individualmente a seconda della
profondità della diagnosi che si vuole ottenere. La valutazione è
strutturata in tre fasi successive:
-
il pre-test, o fase di attività spontanea
-
la mediazione, o interazione di esperienza mediata;
-
il post test.
La prima fase, o pre-test, è utilizzata per chiarire con i soggetti le
modalità e gli obiettivi della valutazione e per analizzare (con registrazione
immediata su apposita scheda) le strategie e i processi mentali mesi in atto in
fase di attività spontanea. La consegna di lavoro per ogni esercizio è
enunciata una volta soltanto; il mediatore ne verifica la comprensione tramite
contatto individualizzato. La fase di mediazione, o interazione di apprendimento
mediata, lavora sulla metacognizione relativa al compito appena eseguito (tutti
i soggetti esprimono le proprie consapevolezze in merito alle strategie e ai processi
mentali utilizzati). Lo scopo di questa fase consiste nel fornire ai soggetti
stimoli atti a modificare il proprio comportamento cognitivo. Se la somministrazione
avviene in gruppo questa fase consente anche di evidenziare la disponibilità
del soggetto al lavoro in équipe. L'ultima fase permette di verificare
i cambiamenti indotti con la mediazione e analizza le modalità di adattamento
a prove diverse per complessità, modalità, livello di astrazione.
I tempi non sono rigidamente predeterminati. Indicativamente si può dire
che occorrono circa nove ore per la valutazione individuale e quattro ore per
un gruppo di quindici persone. Insegnare a pensare
La riflessione sui primi risultati ottenuti con l'LPAD ha condotto Feuerstein
a costruire, in collaborazione con l'Hadassah Wizo Canada Research Institute,
un programma strutturato che consente il recupero delle carenze cognitive responsabili
delle difficoltà di apprendimento. Questo programma si chiama Instrumental
Enrichment Program (Programma di Arricchimento Strumentale). Reuven Feuerstein
definisce il disfunzionamento cognitivo come una mancanza di esperienza di apprendimento
mediato e, contro l'interpretazione innatistica dell'intelligenza, ne afferma
la modificabilità non solo nel corso del periodo evolutivo, ma a qualsiasi
età e in qualsiasi fase di sviluppo. Questa modificazione può essere
provocata tramite la creazione di situazioni a partire dalle quali il mediatore
lavorerà per conoscere e potenziare il pensiero dell'individuo e provocare
quindi una modificazione strutturale del suo funzionamento cognitivo a qualsiasi
età. Il Programma di Arricchimento Strumentale è composto di
due parti: un corpus di materiali - gli Strumenti - e un elaborato sistema di
insegnamento basato sulla teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale
e sulla teoria dell'Esperienza di Apprendimento Mediato. In altre parole il PAS
non è soltanto una raccolta di esercizi carta-matita, ma un sistema complesso
che, a partire da una teoria, definisce e procura i materiali strutturati destinati
agli allievi, gli strumenti per la formazione dell'insegnante, per la programmazione
della lezione, per il monitoraggio dell'esperienza di applicazione. Per usare
le stesse parole di Feuerstein: "L'Arricchimento Strumentale è una
strategia per lo sviluppo della struttura cognitiva in soggetti che presentano
prestazioni ritardate....E' pensato per insegnare non abilità specifiche
o singole aree di contenuto, ma lo stesso processo di apprendimento." (Feuerstein,
1980) I materiali consistono in quattordici eserciziari, detti Strumenti,
i cui titoli fanno riferimento a uno specifico processo mentale, come Organizzazione
di Punti, Orientamento Spaziale, Percezione analitica, Confronti e Classificazione.
Ogni eserciziario contiene una serie di prove, che vengono presentate gradualmente
e richiamate nel corso di tutto lo Strumento per permettere al mediatore di esercitare
un controllo sull'apprendimento prodotto dagli esercizi. L'obiettivo principale
dell'Arricchimento Strumentale consiste nel promuovere la propensione ad apprendere
e ad essere modificati dagli eventi dell'apprendimento. Il PAS non mira dunque
ad ampliare il repertorio di conoscenze dell'individuo, anche se di fatto questo
accade. Cerca piuttosto di rendere il soggetto capace di apprendere nuove informazioni
e di utilizzarle, di renderlo più efficiente nell'acquisizione di nuove
tecniche e più pronto nel trovare nuove modalità di risoluzione
dei problemi. Per queste caratteristiche il PAS si distingue profondamente dai
programmi che puntano all'acquisizione di specifiche tecniche cognitive o di comportamenti
adattivi: è la stessa differenza che esiste tra il dare a qualcuno il pesce
da mangiare tutti i giorni e il fornirgli le conoscenze e le abilità che
lo metteranno in grado di procurarsi da solo il pesce, quando gli servirà
e quando vorrà procurarselo. Il PAS lancia così una sfida esaltante:
riuscire a modificare l'individuo in maniera durevole, in modo tale che l'esposizione
a stimoli ricchi e variati lo renda capace di rispondere attivamente, aumentando
la sua capacità cognitiva di anticipare l'azione, in altre parole di pensare
prima di agire.
Concepito
per assicurare a bambini, adolescenti e adulti dal funzionamento cognitivo insufficiente
o discontinuo un'occasione di apprendimento consapevole e partecipato, grazie
a una serie di esercizi sistematici li porta a: -
utilizzare in maniera effettiva capacità mentali virtuali insufficientemente
esercitate;
- consolidare
gli strumenti verbali e le operazioni logiche necessarie all'apprendimento e alla
comunicazione;
-
prendere coscienza delle proprie capacità e della loro messa in atto;
-
assumere una condotta autonoma e riflessiva nelle situazioni sociali e lavorative.
In che modo il PAS riesca a raggiungere obiettivi così impegnativi si chiarisce
esaminando in maniera più analitica la natura del Programma e le tecniche
usate nella sua applicazione. Per potenziare il funzionamento cognitivo di un
soggetto, il PAS si propone una serie di interventi specifici che mirano a:
- ·
correggere le funzioni cognitive carenti;
-
mediare la motivazione intrinseca attraverso la formazione di abitudini;
·
mediare il pensiero riflessivo e l'interiorizzazione; -
produrre motivazione intrinseca al compito;
-
mediare il cambiamento dell'immagine che il soggetto ha di sé, da ricettore
passivo di informazioni ad attivo generatore di nuove informazioni.
In questi termini, per citare ancora una volta l'Autore: "....il PAS è
un sostituto della prima esperienza di apprendimento mediato. E' un metodo e una
tecnica specifica per alleviare gli effetti che derivano da una mancanza di esperienza
di apprendimento mediato....." (Feuerstein, 1980). Il PAS è quindi
il supporto ottimale a una mediazione altamente intenzionale, che consente di
agire su ogni aspetto della struttura cognitiva dell'individuo e di stabilire
i prerequisiti necessari alla costruzione di un sistema cognitivo che meglio si
adatti alla complessità. La formazione al PAS
A obiettivi così ambiziosi - si tratta in altre parole di compensare la
mancanza di quella mediazione che ha prodotto la ridotta modificabilità
cognitiva e quindi ha reso necessario l'intervento di ri-mediazione - non ci si
accosta certo in maniera estemporanea, ma con un approccio rigoroso e metodico.
Questa esigenza spiega l'importanza attribuita da Feuerstein alla formazione dell'applicatore
PAS. A chi applica il PAS tocca il compito di compensare con un intervento
intenzionale e altamente qualificato la carenza di mediazione: in questo quadro
finalità ultima è la ristrutturazione o il potenziamento di quei
modelli cognitivi e di quei processi mentali che ancora non sono stati messi a
punto compiutamente. Dunque il mediatore non si limita a trasmettere contenuti
o a predisporre una maggiore stimolazione, ma interviene operativamente nella
fase di concettualizzazione. Dal momento che solo tempi lunghi e un'adeguata
riflessione consentono all'uomo di modificare il proprio funzionamento cognitivo,
è possibile utilizzare i materiali del PAS solo dopo essersi impegnati
in un processo di formazione all'interno del quale si distinguono alcune fasi:
- approccio
al problema del ritardo di apprendimento;
-
approfondimento teorico del concetto di Modificabilità Cognitiva;
·
analisi dei Criteri di Mediazione; -
conoscenza delle Funzioni Cognitive Carenti;
-
analisi degli Strumenti PAS sulla base dei parametri della Carta Cognitiva;
-
implementazione della lezione;
-
anticipazione delle possibili difficoltà e predisposizione di strategie
appropriate per superarle o prevenirle.
Fine ultimo di tutto il processo formativo è la correzione di alcuni atteggiamenti,
a volte inconsapevoli, che possono minare l'efficacia dell'azione del educatore.
In primo luogo al mediatore è richiesto di modificare il suo basso livello
di aspettativa nei confronti del soggetto che presenta difficoltà di apprendimento
e di respingere la convinzione che egli non sia capace di astrazione. Altrettanto
controproducente sarebbe un atteggiamento di accettazione passiva da parte del
mediatore che si vede invece assegnato un ruolo attivo di produttore di concetti.
La sua attenzione, che di solito si concentra sui risultati dell'apprendimento,
deve invece convergere sul processo mentale in sé. Per indurre una motivazione
che cancelli la frustrazione dei fallimenti precedenti, occorre infine che egli
rinforzi, reinterpreti ed enfatizzi i microcambiamenti espressi dall'allievo,
di cui ora egli è in grado di analizzare in tutta la sua complessità
il funzionamento mentale. In un secondo tempo l'applicatore lavora direttamente
sugli eserciziari PAS, incontrando a volte notevoli difficoltà, a causa
della specificità di alcune prove. In piccoli gruppi, sotto la guida di
un formatore specializzato, egli affronta gli esercizi carta-matita degli Strumenti,
ciascuno dei quali è centrato su alcune funzioni cognitive particolari.
Non si tratta soltanto di risolvere esercizi di logica: occorre ricostruire e
smontare il processo che porta alla soluzione. Solo questo procedimento renderà
l'applicatore capace di leggere il processo di soluzione che il suo allievo metterà
in atto e conseguentemente di intervenire nel punto in cui potrebbe nascere la
difficoltà o prodursi il blocco. Solo dopo aver fatto esperienza diretta
e aver provato i materiali su se stesso, egli sarà in grado di analizzare
i propri processi mentali, e successivamente quelli degli allievi. Il corso si
sviluppa, attraverso momenti di lavoro individuale e momenti di elaborazione collettiva,
in continua interazione con il formatore. Questi coinvolge i corsisti nella definizione
del problema, nella partecipazione a proposte di soluzione il più possibile
numerose e divergenti e sollecita la discussione di gruppo per un'interpretazione
approfondita delle attività e delle prove generali o specifiche del PAS.
Un'ultima fase prevede l'analisi degli Strumenti sulla base dei parametri della
Carta Cognitiva, il modello che Feuerstein ha messo a punto per analizzare la
relazione che esiste tra le caratteristiche di un compito e la prestazione fornita
dall'allievo. La Carta Cognitiva gioca un ruolo fondamentale nell'interpretazione
delle prestazioni in fase di valutazione, nella predisposizione di interventi
di mediazione più efficaci, nella progettazione di materiali didattici
specifici. Grazie ad essa Ë possibile analizzare il processo mentale prendendo
in considerazione sette parametri: il contenuto, la modalità, la fase dell'atto
mentale, le operazioni mentali interessate, il livello di complessità,
il livello di astrazione, il livello di efficacia. Usata parallelamente alla lista
delle Funzioni Cognitive Carenti, la Carta Cognitiva si rivela uno strumento raffinato
per analizzare i singoli componenti dell'atto mentale, individuarne le incertezze,
chiarire le cause dell'errore. In altre parole consente una valutazione dinamica
del funzionamento mentale di un soggetto. A completamento del modulo formativo
si prendono in considerazione anche tecniche didattiche specifiche, ad esempio
come incoraggiare la creatività o controllare l'impulsività, come
reagire correttamente all'errore, come porgere un feedback immediato del successo,
come valutare i microcambiamenti. Successivamente al termine di ogni modulo
di formazione, nel momento in cui si avvia l'applicazione del nuovo strumento,
è necessaria una fase di supervisione (4 o 6 ore). Essa consente l'approfondimento
delle tematiche affrontate nel corso, la sperimentazione dei criteri di mediazione
tramite molteplici proposte di simulazione, la visione di video sulla base dei
quali puntualizzare l'utilizzo dei criteri di mediazione, impratichirsi nella
gestione delle lezione e confrontarsi con mediatori diversi. La pratica delle
supervisione non è comunque intesa unicamente come fase finale di un iter
formativo, bensì come un'occasione continua di ricerca sulle potenzialità
e sulla trasferibilità del Metodo. Possono farne parte anche la creazione
di nuovi strumenti, più adeguati alla mediazione cognitiva con soggetti
in gravi difficoltà, nonché la preparazione di una programmazione
scolastica, relativa alle materie curriculari, attenta allo sviluppo delle abilità
cognitive sottese ai contenuti. Alla fine di ogni modulo vengono rilasciati
un attestato di partecipazione e un diploma a firma congiunta del prof. Feuerstein
e del Presidente dell'Associazione ARRCA Onlus.
La lezione PAS "Il PAS mi insegna a essere
intelligente." "Mi fa capire che è importante riflettere
prima di agire." "Prima volevo fare in fretta, adesso voglio capire."
Questi
sono alcuni dei commenti fatti da ragazzi che si esercitano col PAS. Una
prima osservazione si impone: i suoi esercizi sono difficili per l'allievo come
per l'insegnante. Chi
si cimenta col PAS viene allenato a eseguire esercizi variati che diventano sempre
più astratti: così si scopre il piacere di ragionare e la possibilità
di trasferire quei processi di pensiero ad altri contesti. Il PAS dà il
piacere e gli strumenti per accedere a un livello di pensiero in cui la riflessione,
la flessibilità di strategie, la capacità di fare collegamenti favoriscono
il trasferimento delle conoscenze da un ambito all'altro. Il PAS lotta contro
la rigidità mentale, gli stereotipi e i punti di vista unilaterali. Va
da sé che per "imparare a pensare" non è sufficiente cimentarsi
con esercizi carta-matita. Per quanto essi siano pertinenti e focalizzati, diventa
determinante il ruolo del mediatore umano. Si spiega così l'importanza
che Feuerstein attribuisce alla formazione dell'insegnante, nel corso della quale
chi vuole applicare il PAS deve integrare nella sua prassi didattica quelli che
sono gli obiettivi fondamentali sottesi a tutto il Programma. La
lezione PAS si distingue per alcune caratteristiche precise, anche se non esiste
ovviamente uno schema rigido definito a priori. Gli esercizi del PAS mancano
di uno specifico contenuto, nel senso che il loro contenuto non è un obiettivo
in se stesso, ma un veicolo per puntare l'attenzione sulle funzioni cognitive
che devono essere corrette, sviluppate e arricchite. Ogni sessione del Programma
prevede i seguenti momenti: presentazione del compito, spiegazione dei termini,
preparazione a un lavoro autonomo, ricerca di processi e strategie, orientamento
verso - e produzione di - una capacità di giudizio e di riflessione, insegnamento
di un contenuto specifico i cui elementi sono necessari al PAS, sollecitazione
di funzioni cognitive carenti e di difficoltà di anticipazione nei compiti,
produzione di motivazione attraverso il rinforzo delle iniziative di interazione
tra discenti e creazione di collegamenti tra differenti ambiti e con l'esperienza
di vita in generale. Nella successione degli Strumenti esiste una gradualità
- dal più facile al più difficile - tra gli Strumenti e tra gli
esercizi all'interno di uno stesso Strumento; la ripetizione dei principi e delle
operazioni orienta verso regole e strategie da applicare in diverse situazioni
che richiedono la ricerca della soluzione. Il PAS mira, in ultima istanza,
a promuovere un atteggiamento e una capacità di autovalutazione, basata
sia su criteri oggettivi misurabili, come la velocità, la precisione, le
risposte positive, la diminuzione dell'impulsività evidenziata dalla riduzione
delle cancellature, sia su criteri soggettivi in rapporto al percorso del soggetto.
Questa impostazione dell'attività didattica sviluppa una forte motivazione
intrinseca al compito. L'intervento dell'applicatore, che punta a creare nel discente
la comprensione e la consapevolezza dei risultati raggiunti, produce non soltanto
modificazioni di natura cognitiva, ma anche un risveglio dell'autostima, un rinforzo
della motivazione e, di conseguenza, un significativo cambiamento rilevabile dalla
partecipazione e dall'interesse, dallo spontaneo investimento di energie finalizzate
al processo di apprendimento e dalla pronta attivazione di nuove strategie.
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